Liddell e Richards, la fede dei campioni

11 Gennaio 2019

Le storie parallele dei due olimpionici che hanno vissuto una vocazione religiosa: lo “scozzese volante”, oro dei 400 nel 1924, e il “vicario con le ali”, l’unico a vincere due volte (1952 e 1956) nell’asta


 

di Giorgio Cimbrico

Campioni della fede: prima venne lo Scozzese Volante, poi il Vicario con le ali. Eric Liddell e Bob Richards, campione olimpico dei 400 nel 1924 il primo, bicampione olimpico nell’asta nel ’52 e nel ’56 il secondo, l’unico ad aver saputo a difendere la corona di quel cocktail di velocità e destrezza vicina all’acrobazia.

Il destino e la vocazione di Eric Liddell erano già scritti alla nascita: figlio di missionari scozzesi attivi in Cina sin dalla fine del XIX secolo, conobbe la madre patria a sei anni quando venne ammesso alla Eltham School, nel circondario sud di Londra, un’istituzione che formava i giovani a un futuro nelle missioni. Versatile negli studi, nel cricket e nel rugby, Eric vestì sette volte la maglia della Scozia e segnò quattro mete nel 5 Nazioni. Lo attendevano la pista, il rifiuto di gareggiare di domenica, il trionfo parigino sui 400, distanza su cui aveva una scarsa dimestichezza.

Una stagione della sua vita era finita. Il ritorno in Cina, in una provincia settentrionale duramente provata dalla guerra civile, coincise con anni di insegnamento, al fianco del padre pastore. Liddell venne ordinato nel 1932. Anni difficili, scanditi dalla progressiva penetrazione delle truppe giapponesi sul territorio cinese: nel 1941, dopo aver rifiutato l’evacuazione e aver assistito alla partenza della moglie e delle figlie, andò con il fratello Rob in una povera missione del Nord. Quando i giapponesi la chiusero, tornò nella natia Tianjin dove venne internato nel campo di Weifang. Lì passò i suoi ultimi anni insegnando la Bibbia, badando a tener alto il morale degli altri prigionieri.

“È raro durante la vita conoscere un santo - disse un suo compagno di prigionia - e io penso che Eric sia stato molto vicino ad esserlo”. Morì nel febbraio del ’45 per un tumore al cervello. “Correranno e non saranno stanchi”, una citazione dal libro di Isaia è stata scolpita sul monolito che lo ricorda.

Bob Richards, oggi ultranovantenne, è di Champaign, Illinois, e appartiene alla Chiesa di Brethren, una confessione che affonda le sue origini nel pietismo e nell’anabattismo tedesco del XVIII secolo, trapiantati in America durante la prima ondata migratoria, quando le colonie appartenevano ancora alla corona britannica.

Bob venne ordinato vicario nel 1946. Due anni dopo superò per la prima volta le selezioni e finì terzo a Londra. Nel ’52 a Helsinki scavalcò 4,55 al terzo tentativo bruciando le ambizioni di Donald Laz e, nel villaggio olimpico di Otaniemi, fu il più attivo nel promuovere incontri con i sovietici, che facevano la loro prima apparizione ai Giochi in un clima che si era già raffreddato.

Richards replicò quattro anni dopo a Melbourne dove scese in campo anche nel decathlon, tredicesimo. Il Vicario ha anche un altro record: è stato il primo atleta a comparire sulla scatola dei cereali Wheaties. Trasferitosi in Texas con la moglie, per lunghi anni si è dedicato all’allevamento di pony.

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